Teatro Fenaroli Lanciano

Teatro Fenaroli Lanciano

NOVEMBER

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Lo spettacolo “NOVEMBER”, con Luca Barbareschi, previsto per il 5 marzo è rinviato al 27 aprile ore 21

Biglietti e abbonamenti saranno validi per la nuova data Info: 0872713586; E' possibile richiedere il rimborso dei biglietti acquistati al botteghino, online o nei punti vendita entro il 3 marzo

27 aprile 2026 ore 21:00 - NUOVA DATA

Luca Barbareschi - Chiara Noschese

NOVEMBER

di David Mamet

Regia Chiara Noschese

Lo spettacolo è una macchina da guerra di comicità, fatta di continui cambi di ritmi, ripartenze spiazzanti, una pièce per attori equilibristi e funambolici. È una partitura incalzante, giocata con umorismo cinico, di cui solo David Mamet è capace.

È il novembre dell’anno delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti e le possibilità di rielezione del Presidente in carica Charles Smith sembrano scarse: gli indici di gradimento sono in calo, i suoi soldi stanno finendo e la guerra nucleare potrebbe essere imminente. Il Presidente, però, non sembra avere nessuna intenzione di arrendersi.

Scritto nel 2007, all’inizio della grande recessione, una delle più grandi crisi economiche di sempre, November è uno spaccato ferocemente esilarante di un Paese dove, se è vero che il fine giustifica i mezzi, certamente tutto è possibile quando la sopravvivenza del sogno americano coincide con la propria.

 

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LA LOCANDIERA

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Giovedì 19 febbraio 2026 ore 21:00

Miriam Mesturino

LA LOCANDIERA

di Carlo Goldoni

Regia Enrico Fasella

Approda finalmente nel nostro teatro, dopo quindici anni di repliche in tutta Italia l’edizione cult de La Locandiera firmata da Torino Spettacoli. Considerata la “più bella commedia” di Carlo Goldoni, l’opera rivive in un allestimento elegante e brillante, con protagonista Miriam Mesturino, accreditata interprete goldoniana, nel ruolo iconico di Mirandolina, affiancata da un affiatato cast di giovani attori. Mirandolina è una donna acuta, indipendente e astuta nel gestire la sua locanda e gli uomini che vi gravitano attorno: un conte spendaccione, un marchese decadente, un cavaliere misogino e Fabrizio, fedele innamorato. Un intreccio vivace, ricco di ironia e dinamiche comiche che mettono a nudo vanità e debolezze con sorprendente attualità.

Biglietti in vendita presso il botteghino del teatro (17/18/19 febbraio 16.30/19.30) e sul circuito ciaotickets

? SOLD OUT AL TEATRO FENAROLI! ?

Giovedì 19 febbraio 2026 (ore 21:00) il Teatro Fenaroli di Lanciano accoglie un grande classico… e il pubblico ha risposto alla grande: BIGLIETTI ESAURITI ?

✨ Miriam Mesturino è Mirandolina in “LA LOCANDIERA” di Carlo Goldoni
? Regia Enrico Fasella
?️ Edizione cult Compagnia Torino Spettacoli

Un allestimento elegante e brillante, una commedia irresistibile, personaggi indimenticabili: il Conte spendaccione, il Marchese decadente, il Cavaliere misogino… e una Mirandolina modernissima, acuta e indipendente. Una serata di grande teatro che promette risate, ritmo e attualità.

Grazie di cuore per questo entusiasmo ?
Ci vediamo a teatro!

 

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IL PADRONE

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Sabato 31 gennaio 2026 ore 21:00

Nancy Brilli

IL PADRONE

di Gianni Clementi

Regia Pierluigi Iorio

Con l’entrata in vigore delle leggi razziali italiane, nel 1938, si diffuse, tra gli ebrei, la pratica di intestare a prestanome fidati i propri beni per metterli al riparo da probabili espropri, per poi rientrarne in possesso in tempi migliori. Per questo motivo, Marcello e Immacolata Consalvi si ritrovano ricchi dall’oggi al domani, intestatari di quattro appartamenti e due negozi del loro padrone, catturato e deportato lontano dall’Italia. La fine della guerra coincide con l’inizio dell’attesa per i coniugi Consalvi.

L’azione si svolge nel 1956: nevica a Roma e le esitazioni di Marcello, ligio dipendente che mai aveva dubitato del ritorno del padrone, cominciano pian piano a sciogliersi sotto le certezze di Immacolata, sicura invece della sua morte. Proprio mentre si consolida la loro nuova condizione sociale ed economica, dopo tredici anni, il Padrone bussa alla porta per reclamare le sue proprietà. Immacolata, però, non intende rinunciare a quella vita cui, ben presto, si è abituata; convince, dunque, il marito a barricarsi in casa negandosi anche a conoscenti e amici. Sull’orlo di una crisi di nervi, dopo giornate trascorse come reclusi, la donna decide che l’unico modo per porre fine all’incubo sia eliminare l’Ebreo.

Da quel momento si succedono i colpi di scena, fino ad arrivare al finale della commedia con un evento tanto imprevedibile quanto inaspettato.

NOTE DI REGIA
L’ebreo è uno dei testi più avvincenti di Gianni Clementi, nel quale albergano diversi temi storicamente legati a un tempo apparentemente lontano che risultano ancora oggi tristemente attuali. Ambientato a metà degli anni Cinquanta, con il dichiarato intento di indagare l’animo umano e il grado di aberrazione al quale si può arrivare pur di non perdere i privilegi acquisiti, parliamo, in fondo, di Denaro (all’alba di quel “Boom” economico che, per certi aspetti, ne rinvigorisce la sacralità), e del Potere che ne consegue e che diventa il “leit motiv” della società degli anni a seguire fino ai giorni nostri.

In uno spettro ampio che va dalla commedia alla tragedia, la storia ruota intorno a due figure preminenti: il padrone ebreo, personaggio continuamente citato, mai fisicamente presente in scena ma avvinghiato alla coscienza di Marcello Consalvi, suo fedele ragioniere, e Immacolata, donna bellissima e volitiva, allo stesso tempo cinica e, a tratti, violenta, a sua volta vittima di un’infelicità latente che prova a mascherare con un’ostentata consapevolezza di sé. Il primo concede alla famiglia Consalvi una sorta di “sogno a tempo”, con la speranza di rientrare in possesso dei suoi averi una volta tornato; la seconda afferra quel sogno per cristallizzarne il tempo e farlo diventare solida realtà. Perenne carnefice del marito Marcello, la signora Consalvi (all’apice della scalata sociale ed economica cui da sempre ambisce), non perde occasione per denigrarlo, anche davanti agli amici, buttandogli in faccia continuamente la sua inadeguatezza per la nuova condizione.

Con una grande attenzione ai ritmi (serrati e coinvolgenti) e alla musica (che porge il braccio alla prosa e, alle volte, detta i tempi dell’azione scenica), mettiamo in risalto il lato oscuro dei personaggi di una commedia noir che riesce a divertire (per alcune situazioni al limite del grottesco) e creare suspence, regalare sentimenti di tenerezza e finanche indignare (per la meschinità svelata dai personaggi), in una vera e propria ridda di emozioni verso un finale decisamente inatteso.

Biglietti in vendita presso il circuito ciaotickets e presso il botteghino del teatro 29, 30 e 31 gennaio (16.30/19.30)

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TANTO VALE DIVERTIRSI

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Sabato 24 gennaio 2026 ore 21:00

Antonella Carone - Tony Marzolla - Loris Leoci

TANTO VALE DIVERTIRSI

di Damiano Nirchio

Lo spettacolo si ispira a fatti realmente accaduti durante la seconda Guerra Mondiale e, in particolare, al periodo di permanenza dei maggiori attori comici dell’epoca nel campo di transito di Westerbork in Olanda, dove questi artisti dovevano esibirsi in spettacoli leggeri di intrattenimento in cambio di una momentanea immunità dai campi di sterminio.

Espulsi dai set e dai palcoscenici sui quali avevano primeggiato, le loro performance si replicarono in situazioni sempre più dure per allietare i loro carcerieri e aguzzini accomodati nelle prime file. 

Si tratta di un’operazione che racconta da una prospettiva piuttosto inusuale e originale il dramma della Shoah e che mostra come, anche in un contesto di morte e sofferenza, l’Arte e la Risata riuscirono a farsi spazio per aiutare a sopravvivere o anche solo per dare una chance in più. 

Biglietti in vendita presso il circuito ciaotickets e presso il botteghino del teatro 22/23/24 gennaio (16.30/19.30)

 

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TENENTE COLOMBO

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Venerdì 9 Gennaio 2026 ore 21:00

Gianluca Ramazzotti

TENENTE COLOMBO

di Richard Levinson & William Link

Regia Marcello Cotugno

Arriva per la prima volta a teatro in Italia, lo spettacolo con protagonista il Tenente più amato di sempre.

Per la prima volta il pubblico assiste al delitto guardando negli occhi l’assassino che prepara l’omicidio perfetto, una vera e propria “rivoluzione” nell’ambito del giallo dove solitamente l’identità dell’assassino si scopriva solo nell’ultima scena.

Il dottor Fleming è un brillante psichiatra di New York, che non riesce più a tollerare il matrimonio con la moglie, una donna possessiva che ha sposato solo perché ricca. Assieme alla sua giovane amante Susan, architetta il piano perfetto per uccidere la moglie. Dalla prima scena in poi, il racconto si dipana non sulla traccia del “chi è stato” come accade in Agatha Christie, ma sul filo del “come fare a prenderlo”, con il modesto ma acuto Colombo che lavora ostinatamente per smascherare l’alibi “perfetto” dell’assassino. Un indizio apparentemente insignificante alla volta – lacci delle scarpe, caviale, aria condizionata – il duello tra Colombo e lo psichiatra si dipana fino ad arrivare ad un sorprendente epilogo.

Biglietti in vendita presso il circuito ciaotickets e presso il botteghino del teatro 7/8/9 gennaio 16.30/19.30

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IL BERRETTO A SONAGLI

sabato 28 marzo 2026 ore 21.00

IL BERRETTO A SONAGLI

di Luigi Pirandello

adattamento e regia Rossella Gesini | con Barbara Palmisciano, Daniela Scatena, Daniza Pomponio, Emanuela Pedone, Emanuela Presicce, Emiliano Romagnoli, Linda Caroli, Mario Bucci, Marcello Virzì, Michela Rosato, Rossella Stivaletta, Teresa D’Adamo, Teodoro Vinciguerra, Antonella Di Lena | produzione Teatro del Sangro / Teatro Studio Vasto – SERATA DI BENEFICENZA

APPUNTI DI SCENA

‘La Verità di un fatto è una ed una sola’. Ma che succede quando si rimane da soli a sostenerla? Beatrice è convinta che suo marito, il Cavalier Fiorica, la tradisca con la moglie di Ciampa, il suo scrivano. Per dimostrare a tutti che i suoi sospetti sono fondati, congegna un elaborato piano per far sorprendere i due, in flagranza, dalle autorità.

Ma l'ostinata ricerca delle prove della donna si scontra con un ostacolo invalicabile: la rispettabilità. Nella società descritta da Pirandello, infatti, l'onore è tutto; i personaggi, pur di essere accettabili agli occhi degli altri, soffrono, mentono, e ingoiano bocconi amari.

Occhi onnipresenti e sempre giudiziosi, dall'inizio alla fine della pièce, che incombono sulla sola e fragile Beatrice. La protagonista appare agli spettatori una e trina, combattuta tra la corda seria (il suo orgoglio femminile) e la corda civile (la sua reputazione in società).

Eppure, alla fine, a prevalere sarà la terza corda, quella pazza. E così, costretta a guardarsi indietro dopo tutto ciò che ha fatto per ottenere giustizia, ritorna per lei l'interrogativo iniziale:

Che succede quando si rimane da soli a sostenere la verità?

info e prenotazioni 353.3778895 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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TRUCULENTUS

Sabato 14 febbraio 2026 ore 21.00

TRUCULENTUS

di T. M. Plauto

adattamento e regia Vincenzo Zingaro | Con Annalena Lombardi, Piero Sarpa, Rocco Militano, Fabrizio Passerini, Maurizio Castè, Laura De Angelis, Giovanni Ribò, Paolo Oppedisano | Musiche Giovanni Zappalorto – Costumi Emiliana Di Rubbo – Scene Emilio Ortu Lieto – Disegno luci Giovanna Venzi | Produzione CASTALIA

La Compagnia CASTALIA, considerata una delle Compagnie Teatrali più prestigiose nell’allestimento di commedie classiche a livello nazionale, porta in scena il capolavoro della commedia classica “TRUCULENTUS” di T.  M.  Plauto, con l’adattamento e la regia di Vincenzo Zingaro.

Questa messinscena rappresenta una tappa significativa nell’importante percorso di rivisitazione del Teatro Classico che Vincenzo Zingaro, alla guida della Compagnia CASTALIA, porta avanti da 32 anni, riscuotendo un grande successo di pubblico e di critica, al Teatro ARCOBALENO (Centro Stabile del Classico), sede della Compagnia (riconosciuto dal Ministero della Cultura come Teatro di interesse nazionale) e in prestigiosi Festival (OSTIA ANTICA, TAORMINA, PAESTUM, POMPEI, SEGESTA, FERENTO, TEATRI DI PIETRA, LEUCIANA, VENOSA, SARSINA, PIETRABBONDANTE, FORMIA, VOLTERRA, GUBBIO e tanti altri).

Centinaia di recensioni da parte della critica nazionale e saggi di importanti studiosi attestano lo straordinario valore culturale del lavoro drammaturgico e registico svolto da Vincenzo Zingaro sulla commedia classica antica, che da anni è oggetto di studio e Tesi universitarie presso prestigiose Università italiane ed europee.

Presso la Facoltà di Lettere e Filosofia de “La Sapienza" sono state realizzate due TESI DI LAUREA dedicate a Vincenzo Zingaro: nel 2010, “IL TEATRO CLASSICO DI VINCENZO ZINGARO”, relatore Prof.ssa Beatrice Alfonsetti; nel 2015, “IL TEATRO DI PLAUTO NELLA MESSINSCENA DI VINCENZO ZINGARO”, relatore Prof.ssa Maria Teresa Scotti.

Presso l’Università’ di Urbino “Carlo Bo”, è stata realizzata nel 2020 la Tesi di Laurea “DUE MENAECHMI A CONFRONTO: DA TITO MACCIO PLAUTO A VINCENZO ZINGARO”, relatore Prof.ssa Giorgia Bandini.

Ricordiamo il saggio “METTERE IN SCENA LA COMMEDIA CLASSICA OGGI: IL TEATRO DI VINCENZO ZINGARO” di Giovanni Antonucci (storico del Teatro, critico, docente universitario, responsabile Teatro Enciclopedia TRECCANI), pubblicato nel 2015 sulla prestigiosa rivista “Teatro contemporaneo e Cinema”, diretta da Gianfranco Bartalotta (Docente di Storia del Teatro all’Università ROMA TRE).

Nel 2017, Vincenzo Zingaro, per le sue riscritture di importanti testi classici, è stato inserito nel volume “AUTORI E DRAMMATURGIE.  ENCICLOPEDIA DEL TEATRO ITALIANO CONTEMPORANEO”, a cura di Enrico Bernard, con la direzione di Maricla Boggio, edizioni SIAD (Società Italiana Autori Drammatici), presentato al Teatro VALLE di Roma.

Sin dal 1992, Vincenzo Zingaro, alla guida della Compagnia CASTALIA, ha sviluppato un importante progetto di formazione del pubblico giovanile, riuscendo ad avvicinare con entusiasmo al teatro classico oltre 500.000 studenti provenienti da tutti i Licei di Roma e del Lazio (nonché da altre Regioni), dando vita ad un fenomeno culturale unico in Italia.

Per il suo progetto trentennale dedicato al Teatro Classico, il 16 Marzo 2023, Vincenzo Zingaro è stato premiato alla CAMERA DEI DEPUTATI come “eccellenza nazionale".

Significativi gli attestati di stima del MINISTRO DELLA CULTURA Gennaro Sangiuliano, del SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA Vittorio Sgarbi e del PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CULTURA DELLA CAMERA Federico Mollicone.

“… Vincenzo Zingaro è attore, regista e drammaturgo di grande statura, nonché fondatore della Compagna CASTALIA e del “Teatro ARCOBALENO, Centro Stabile del Classico” di cui è Direttore Artistico… L’opera di Zingaro è un invito all’esperienza dei classici e della loro contemporaneità perenne.

È un invito all’opera d’arte e allo straordinario valore sociale e civile di una cultura che, come Italiani, abbiamo il dovere di amare, salvaguardare e tramandare alle future generazioni…” Gennaro Sangiuliano (Ministro della Cultura); “…Zingaro rientra di merito nell’illuminata élite di artisti che plaudono all’autenticità, indipendentemente dalle mode che guardano di frequente e con sprezzo al passato… Non posso dunque che apprezzare e sostenere, specialmente nel ruolo di Sottosegretario alla Cultura, l’ingegnoso lavoro che Zingaro conduce da anni, restituendo al teatro la sua natura più autentica, sedotta dalla sacralità delle origini e aperta all’epopea di nuovi riti”.

Vittorio Sgarbi (Sottosegretario alla Cultura); “Vincenzo Zingaro rappresenta un’eccellenza del Teatro italiano, distinguendosi per l’originalità, l’estro e il rigore del suo percorso artistico…Con Zingaro, il teatro classico non è stato mai così contemporaneo” Federico Mollicone (Presidente Commissione Cultura della Camera dei Deputati).

Il 5 agosto 2023, Vincenzo Zingaro ha inoltre ricevuto il prestigioso Premio Speciale Festival Internazionale Teatro Romano di Volterra “Ombra della Sera” 2023, per il trentennale della sua attività di attore, regista e drammaturgo, dedicata al Teatro Classico, con cui “ha espresso una straordinaria ed originale qualità artistica e culturale”.

Pur considerato da Plauto uno dei suoi capolavori, il “Truculentus” è stato raramente rappresentato. La storia narra di una bellissima prostituta che abilmente tiene in pugno le sorti di tutti gli uomini che ruotano intorno alla sua casa: tipici caratteri della comicità plautina, che gareggiano fra loro per acquisire i favori della donna. L’originale riscrittura di Vincenzo Zingaro trasferisce la vicenda alla fine degli anni ’30, in Sicilia, dando vita ad un affresco storico di grande impatto emotivo. Un “Amarcord” dagli echi felliniani, che ci trasporta in un’onirica e scoppiettante vita di provincia, dove i personaggi plautini si trasformano in ritratti familiari, a dimostrazione di quanto il teatro latino abbia un radicato fondamento nella vita del nostro Paese. Una rappresentazione di Plauto davvero unica, divertente e commovente, che ci fa scoprire quanto il commediografo latino sia veramente un nostro “contemporaneo”. Un’occasione da non perdere, per chi voglia trascorrere una serata coniugando cultura e divertimento, per ritrovare nel teatro un incontro davvero speciale. Si tratta di un evento promosso dal Ministero della Cultura, con il Patrocinio dell’l’Università di Roma “LA SAPIENZA” e l’Università “CARLO BO” di Urbino.

NOTE DI REGIA

Cicerone testimonia che TRUCULENTUS era considerata da Plauto una delle sue opere migliori. Nonostante ciò, la commedia è stata raramente rappresentata in tempi moderni, pur contenendo diversi caratteri tipici della comicità plautina, dalla prostituta al giovane innamorato, al soldato fanfarone, al servo rozzo. In realtà, i motivi dell’assenza dalle scene di questa commedia sono comprensibili: primo fra tutti, l’estrema debolezza della trama, piena di omissioni e di contraddizioni, che oltrepassano il limite consueto a cui Plauto ci ha abituati. Ciò è in parte da attribuire a una compromessa trasmissione del testo. Pertanto, a una prima lettura, l’opera desta sicuramente diverse perplessità. Ma prestando maggiore attenzione, mi sono accorto che essa contiene degli spunti di eccezionale modernità e degli elementi di inaspettata crudezza che prevaricano il semplice gioco e ci proiettano in una dimensione di inquietante “realismo”. Salta subito all’occhio, innanzitutto, che a costituire il motore dell’azione, a tessere l’ordito della trama, non è più il servus, ma una donna, fatto inconsueto in una commedia plautina: una donna estremamente sofisticata nell’esercitare il proprio mercimonio, capace di giocare abilmente su diversi piani. Ma il suo è un gioco amaro, che introduce una nota dissonante nell’universo armonico e apparentemente spensierato di Plauto. Nel TRUCULENTUS, il mondo femminile sembra fagocitare ineluttabilmente il maschile, trascinandolo in una deriva dei sensi, in una “battaglia dei sessi” che non lascia scampo. Non è da trascurare il fatto che l’opera appartiene all’età avanzata di Plauto; periodo in cui gli studiosi tendono a ravvisare nel Sarsinate una maggiore sensibilità ai problemi sociali, dettati da una società in grande trasformazione. Nel 189 a. C., infatti, anno in cui è datata la commedia, Roma è attraversata da grandi cambiamenti, il cui filo rosso è rintracciabile nella guerra (soprattutto nel conflitto punico). Tra i cambiamenti, la condizione di maggiore autonomia e indipendenza in cui la donna venne a trovarsi, a causa delle nuove norme successorie e dei patrimoni acquisiti in seguito alla perdita del marito o del padre, caduti in battaglia. Ciò determinò uno sbilanciamento nell’equilibrio dei ruoli sociali, per il quale gli uomini si sentirono minacciati. Da questo tessuto sociale nasce in Plauto l’ispirazione del personaggio di Prhonesium, la bellissima e astuta meretrice, protagonista della commedia, che tiene in pugno le sorti di tutti gli uomini che ruotano intorno alla sua casa. D’altro canto, la stessa atmosfera licenziosa che pervade il TRUCULENTUS trova un suo fondamento in un fenomeno sociale molto diffuso, come quello dei culti bacchici, la cui crescente promiscuità determinò, nel 186 a. C., la soppressione degli stessi da parte del Senato. Scopriamo allora che il mondo di Plauto, con i suoi personaggi, fino ad ora considerati delle maschere, assume un sapore più vero, che ha stimolato la mia fantasia a trasferire la vicenda in un contesto e in un periodo storico più vicino a noi, a dimostrazione di quanto i caratteri del teatro latino abbiano un radicato fondamento nella vita del nostro Paese. Lo spaccato sociale raccontato, la presenza di caratteri spinti nella dimensione del grottesco, i toni a tratti scoppiettanti e a tratti crepuscolari, mi hanno riportato alla mente paesaggi e figure del cinema felliniano. Una sorta di “Amarcord”, che ci trasporta in un’onirica e desolante vita di provincia, dove signorotti, militari, donne procaci e giovani ossessionati da un prepotente desiderio sessuale, intersecano geometrie di esistenze un po’ grigie, con quel loro patteggiare spasmodicamente il prezzo dei favori, anche se apparentemente briose. Così, ho deciso di ambientare la mia messinscena del TRUCULENTUS nella seconda metà degli anni ‘30, in un’Italia attraversata anch’essa da numerosi cambiamenti e profonde contraddizioni: tra il disagio per una condizione di arretratezza da una parte e l’euforia di espansionismo e di modernizzazione dall’altra. L’inaugurazione degli stabilimenti di Cinecittà nel ’37, rappresentò uno straordinario crogiuolo, che determinò un nuovo fenomeno culturale capace di coinvolgere trasversalmente le masse, paragonabile a quanto il teatro di Plauto aveva rappresentato nella Roma cosmopolita del III sec. a. C.; l‘espansione coloniale in Africa, realizzata dal regime fascista, in nome di una gloriosa “romanità”, non può non rimandare al periodo delle guerre puniche in cui Plauto visse e del cui humus le sue commedie risentono; il fenomeno delle case di tolleranza, così diffuso in Italia prima della sua abrogazione nel 1958, ad opera della legge Merlin, richiama i lupanari della Roma antica, offrendo nell’immaginario un sovrapporsi di suggestioni fra l’antico e il moderno. Così, per una curiosa alchimia, attraverso la vicenda immaginata da Plauto, prende vita l’affresco di una provincia del sud, una storia ambientata in una moderna Magna Grecia, in cui sogni e passioni si scontrano con la spietatezza della realtà. I personaggi si trasformano in ritratti di vita familiari, più vicini di quanto potessimo immaginare, che scopriamo mai scomparsi, ma solo trasfigurati, da cui l’anima cerca di prendere le distanze con un’amara risata, perché non può non riconoscersi davanti al suo specchio. E l’appellativo Truculentus, che dà il nome all’opera, sul quale i critici hanno tanto dibattuto, perché ispirato immotivatamente a un personaggio secondario, trova in questa direzione il suo senso se lo consideriamo come definizione di un destino capace di imporci una condizione avvilente, in grado di mortificare la nostra esistenza, a cui è difficile ribellarsi. E’ quello che succede ai protagonisti di questa storia, vittime di una condizione più forte di loro, di un destino tragico che li accomunerà: la seconda guerra mondiale. Nel confrontarmi con questa opera, ho sentito la profonda esigenza di cogliere l’opportunità che mi offriva: di raccontare quanto ho fortemente e sinceramente percepito fra le sue righe, lasciandomi trasportare dalle sue più recondite vibrazioni, con tutta la passione e l’amore con i quali ho sempre affrontato il mio viaggio nel meraviglioso e straordinario mondo della Commedia Classica Antica.

Vincenzo Zingaro


Botteghino il giorno stesso dello spettacolo - Info e prenotazioni 353.3778895 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – www.teatrostudio.it

 

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ROSAURA ALLE DIECI

sabato 17 gennaio 2026 ore 21.00

ROSAURA ALLE DIECI

di Marco Denevi

ideazione, regia e interpretazione di Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini | traduzione e adattamento Stefano Angelucci Marino | maschere Brat Teatro | burattini e mascheroni Brina Babini | costumi e scenografia Vize Ruffo | disegno luci Ettore Nigro | luci e suono Tony Lioci |  coproduzione Teatro del Sangro – Green Factory

Un mistero da risolvere, cinque punti di vista diversi, ognuno credibile, nessuno definitivo. Pubblicato nel 1955, considerato tra i migliori romanzi argentini e tradotto in varie lingue, il primo romanzo di uno scrittore a lungo trascurato che merita una nuova ribalta.

Cinque maschere antropomorfe, burattini, mascheroni e ombre contraddistinguono l’inedita versione teatrale e italiana di Rosaura alle dieci di Marco Denevi, mai tradotto sinora per i nostri palcoscenici, che si affida a un codice espressivo nato dalle suggestioni create dai murales e dai “bamboloni” della Boca, il celebre barrio porteño caratterizzato da una forte impronta italiana. Angelucci Marino e Rossella Gesini proseguono nel solco di una linea programmatica, che s’è fatta negli anni una loro particolare impronta: narrare, senza retorica e luoghi comuni, la storia degli emigranti, degli italiani “senza patria” divisi nel cuore, nella lingua, nella cultura.  

Rosaura alle dieci è la storia di un delitto raccontata da cinque diversi protagonisti, ciascuno dei quali fornisce un tassello che completa il puzzle, ciascuno con la sua voce magnificamente distinta dalle altre. Consciamente o inconsciamente tutti e cinque mentono, eppure, consciamente o inconsciamente, tutti e cinque dicono la verità.

Rosaura alle dieci è ambientato a Buenos Aires durante gli ultimi anni del regime di Perón. Nel romanzo non ci sono riferimenti precisi alle vicende politiche, ma il lettore che conosce quel periodo avverte la tensione sociale che contrappone la cosiddetta aristocrazia - ormai al tramonto anche se sopravvissuta alla seconda guerra mondiale - al populismo in ascesa, che ricorda in qualche misura il fascismo italiano: questa tensione avrebbe avuto il suo insoddisfacente scioglimento nella Revolución Libertadora del 1955, che pose fine al primo mandato di Perón gettando però il seme di ciò che, vent'anni dopo, avrebbe portato alla sanguinosa dittatura militare e alla tragica guerra delle Malvinas.

Il cast di Denevi è un campionario della società bairense nella prima metà del Novecento: spagnoli da tempo acclimatatisi, come Doña Milagros; poveri da poco giunti dalle province, come Marta Correa (o María: il nome delle sorelle di Lazzaro non è casuale), attratti dalla promessa di Perón di una vita migliore in cambio dell'appoggio politico; intellettuali pedanti alla ricerca di un ruolo nel mosaico sociale, come David Réguel; individui privati di ogni gioia come Camilo Canegato - una parodia del Gregor Samsa di Kafka - intrappolato nel guscio della propria timidezza, dal quale può sfuggire solo in direzione di un mondo di fantasie erotiche ed artistiche.

Denevi non compie discriminazioni fra un personaggio e l'altro. Citiamo Simone Weil (che Denevi ammirava parecchio): "Esiste un obbligo nei confronti di ciascun essere umano per la sola ragione che lui o lei è un essere umano, senza che nessun'altra condizione debba essere soddisfatta, e anche se dell'esistenza di tale obbligo l'individuo in oggetto non si rende conto". In questo, Denevi credeva sul serio.

Il Progetto Rosaura alle dieci nasce dall’esperienza teatrale vissuta in Sudamerica (Argentina, Uruguay e Paraguay) dal 2014 a tutt’oggi dagli attori e registi Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini, grazie a cinque produzioni (“Tanos” 2016, “Arturo lo chef” 2018, “Hermanos” 2019, “Familia Paone” 2022, “Stéfano” di Armando Discepolo 2023 e “Grigia assenza” di Roberto Tito Cossa 2024) realizzate con il Teatro Stabile d’Abruzzo. I due artisti, dopo essere entrati in contatto diretto con la prima, seconda, terza e quarta generazione dei migranti italiani, sentono ora il bisogno di affrontare la grande drammaturgia argentina di origine italiana.

Rosaura alle dieci  fu il primo romanzo di Marco Denevi. Pubblicato in Argentina nel 1955, vinse il Premio Kraft. Un membro della giuria, il romanziere Manuel Mujica Láinez, raccontò in seguito del generale senso di sollievo al cospetto di quest'opera: "Finalmente una storia, e non una congerie di elucubrazioni disconnesse. Ecco finalmente un vero romanzo".

Marco Denevi è stato uno scrittore argentino (Buenos Aires 1922-1998). Negli anni dell'adolescenza si dedicò alla musica, passione poi raffreddatasi con l'inizio della sua produzione narrativa. Esordì nel 1955 con il romanzo Rosaura a las diez (Rosaura alle dieci), giallo visionario nel quale ogni personaggio narra la medesima storia dal proprio punto di vista, rendendo difficile l'individuazione di una realtà oggettiva e addirittura dell'identità stessa dei protagonisti. Nella maggior parte dei suoi romanzi sono presenze costanti la dualità e l'imprevedibilità del reale. Dal suo secondo romanzo, Ceremonia secreta (1960; Cerimonia segreta), caratterizzato sempre da intrecci polizieschi, venne tratto nel 1968 l'omonimo film di J. Losey. Successivamente Denevi pubblicò il racconto Falsificaciones (1966; Falsificazioni), e i romanzi Enciclopedia secreta de una familia argentina (1986; Enciclopedia segreta di una famiglia argentina), Música de amor perdido (1991; Musica di amor perduto), Hierba del cielo (1991; Erba del cielo), El amor es un pájaro rebelde (1993; L'amore è un uccello ribelle), descrizione della vita della Buenos Aires periferica, caratterizzata dalla solitudine interiore dei suoi abitanti. Scrisse anche opere per il teatro tra le quali si ricordano Los expedientes (1957; Gli espedienti) e El emperador de la China (1959: L'imperatore della Cina).

Biglietto intero € 15,00, ridotto (over 65 e under 16) € 12,00. Botteghino il giorno stesso dello spettacolo.

Info e prenotazioni 353.3778895 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – www.teatrostudio.it

 

 

 

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Ta-pù lu trumbone d’accumpagnamente

Domenica 19 aprile 2026 ore 17 (fuori abbonamento)

Lunedì 20 aprile 2026 ore 21 (fuori abbonamento)

Premiazione e a seguire lo spettacolo

Ass. Culturale teatrale Amici della Ribalta  

Ta-pù lu trumbone d’accumpagnamente

di Modesto Della Porta – Regia Mario Pupillo e Luigi Marfisi  .

Con la partecipazione straordinaria di Elia Iezzi

Portare in scena le poesie di Della Porta è stata un' operazione preziosa che, quindici anni fa, ha generato consensi e premi agli Amici, grazie alla preziosa collaborazione di Elia lezzi.

Questa ripresa onora la grandezza del poeta-sarto di Guardiagrele che merita di essere riproposto per rinnovarne il genio creativo nel disegnare personaggi, ricchi di valori e di umanità, arricchiti dal nostro dialetto. Elia lezzi impersona Modesto Della Porta, declama le sue poesie mentre sul palcoscenico si materializzano i personaggi in un suggestivo gioco di controluci e trasparenze, di un'epoca ormai lontana che è utile ricordare e difendere da una pericolosa perdita delle nostre radici.

Questo spettacolo è dedicato alla memoria del M° Tanino De Vincentis che nello spettacolo del 2006 era presente con il suo trombone e il suono onomatopeico di Ta-pù che annunciava i vari frammenti dello spettacolo, accompagnato dalla sua banda di giovani allievi. A lui va un profondo e sentito ringraziamento per aver contribuito al nostro successo e per la preziosa opera di insegnamento musicale e morale a favore di tanti giovani che sono stati suoi discenti.

Biglietti in vendita sul circuito ciaotickets e presso il botteghino del teatro il 18 aprile (16.30/19.30), 19 aprile (15.30/17.00) e 20 aprile (dalle 16.30)

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Filumena Marturano

Domenica 8 Marzo 2026 ore 17

Compagnia teatrale Luna Nova - Latina

“Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo

Regia di di Sara Pane e Roberto Becchimanzi

Donna del popolo, ex prostituta, Filumena Marturano vive da venticinque anni come una moglie, senza esserlo, nella casa di Domenico Soriano, napoletano borghese e benestante. Ha cresciuto in segreto tre figli, avuti da tre uomini diversi. Solo di un figlio è certa la paternità, il padre è Domenico Soriano. Quando Filumena glielo rivela, estremo stratagemma dopo essersi fatta sposare fingendosi in punto di morte, l'uomo che invece vorrebbe sposare una giovane donna, rimane sconvolto e imbrogliato.
Filomena non gli dice quale è suo figlio perché "i figli sono figli" e devono essere tutti uguali. Filumena si batte perché Soriano dia il nome al suo figlio naturale, ma anche agli altri due.

La commedia di Eduardo porta al pubblico, subito dopo la guerra, il problema dei diritti dei figli illegittimi. Nel febbraio del 1955 verrà approvata la legge che abolirà l'uso dell'espressione "figlio di N.N." Nell'ottobre 2010 la legge italiana equipara i figli "illegittimi" a quelli legittimi.

Roberto Becchimanzi è un elegante e credibile Domenico Soriano con Linda Guarino nella parte di un'appassionata Filumena con la regia della moglie, Sara Pane, hanno conquistato premi e consensi in tutta Italia e affrontano il capolavoro di Eduardo rispettosi del copione e della tradizione, senza stravolgimenti (il Maestro spesso affermava: "Non miglioratemi..."), ma rendendo il ritmo della recitazione più consono ai nostri moderni tempi teatrali, che non sono più quelli dell'epoca Eduardiana.

Biglietti in vendita presso il circuito ciaotickets e presso il botteghino del teatro 7 marzo (16.30/19.30) e 8 marzo dalle 15.30

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