Allapertura del sipario si avverte un odore forte poiché il palco è ricoperto di foglie secche. I tre attori sono da subito in scena e divenendo ora narratori ora protagonisti ora semplici amici di Francesco ,raccontano la sua storia elogiandone gli aspetti umani e quotidiani, ripercorrendo tutte le tappe più importanti:ladolescenza,segnata da uneccessiva leggerezza e superficialità,il momento del conflitto interiore,raccontato dal punto di vista delle persone più vicine a Francesco e ,infine, la storia nota a tutti noi, la decisione di spogliarsi,il viaggio a Roma per far riconoscere dal papa la sua scelta di vita affinché divenga un modello e la morte, voluta in primis da Francesco stesso.
Le varie vicissitudini e lo scambio di ruoli si susseguono in scena con un abile gioco di luci,il palco viene utilizzato in tutta la sua ampiezza. Anche i silenzi diventano narratori della sofferenza di Francesco,una sofferenza profonda,che il Santo alimentò in prima persona,vivendo gli ultimi giorni della sua esistenza in solitudine tra i monti umbri,rifiutando la parola e laiuto anche dei suoi amici più stretti,così bisognoso di riavvicinarsi a quel Dio che gli aveva permesso di fare della sua vita un modello per i posteri.
Lo spettatore viene coinvolto totalmente dal gergo,dai gesti,dalla disposizione che gli attori assumono,dalle luci e dalle problematiche cosi attuali che si colgono nonostante la storia sia ambientata nel ‘300.
Francesco trascorre la sua esistenza alla ricerca della vera essenza della vita e sarà Dio a guidarlo. In questo spettacolo Francesco appare come un uomo comune, viene meno laspetto spirituale per lasciar spazio al vero Francesco, quello dedito allamicizia e ai propri ideali.
Chiara Tullio – II B
