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La locandiera

Recensione: La Locandiera

La Locandiera torna a teatro per gli spettatori Lancianesi. Il classico di Goldoni viene riproposto nella sua veste originale, senza tagli o eccessivi rimaneggiamenti, dalla Compagnia Torino Spettacoli con la regia di Enrico Fasella. La pièce verte sul personaggio di Mirandolina (interpretato da Miriam Mesturino): una giovane donna ancora nubile, la quale diventa proprietaria della Locanda di famiglia in seguito alla morte del padre. Ella è una donna bella, energica e astuta, che riesce a “sedurre” gli ospiti facendo andare a gonfie vele la sua attività di Locandiera. Tra coloro che s’innamorano di lei vi sono il Conte d’Albafiorita (Alessandro Marrapodi) e il Marchese di Forlipopoli (Sebastiano Gavasso). Entrambi sono degli esibizionisti che vogliono farsi notare dall’ostessa facendole regali e dandole attenzioni, ma mentre il Conte ostenta una ricchezza che effettivamente possiede il Marchese diventa il simbolo della nobiltà decaduta, che millanta grandi azioni ma in realtà mette in risalto ancor di più la sua difficile situazione economica. Un altro personaggio chiave è il servitore della Locandiera, Fabrizio (Stefano Bianco). Egli è fedele ed affidabile, anche se spesso prova gelosia nei confronti degli uomini che vagheggiano la sua padrona. Mirandolina però non s’innamora mai veramente di uno di loro, le sta a cuore la sua libertà e mantiene sempre un certo decoro. Questa situazione muta all’arrivo di un forestiero, il Cavaliere di Ripafratta (Pietro Bontempo), il quale odia le donne e, nonostante tutti i suoi amici lo spronino, è determinato a non prender moglie. Qui inizia la fase più accesa dell’opera: un valzer di seduzione ed inganni che ci accompagna fino all’epilogo. Ma cos’ha davvero di speciale questa storia? Perché a distanza di secoli Goldoni riesce a riempire i teatri, in un’epoca in cui ci si allontana sempre più da quest’arte? Forse perché in fondo non siamo così diversi da ciò che eravamo nel ‘700, forse perché alla fin fine i moti dell’animo umano rimangono gli stessi, non mutano nel tempo e non sono influenzati dal progresso tecnologico. Il pubblico in sala ride ancora quando Mirandolina, parlando tra sé e sé, dice di aver ormai conquistato il cavaliere di Ripafratta; e ride ancor di più quando lo stesso cavaliere, accorgendosi di star cedendo al fascino della protagonista, si ripete: domani a Livorno! E mi conviene far presto! Quando va in scena la Locandiera il teatro diventa un luogo al di fuori del tempo. Tutto il pubblico è rinchiuso in una bolla e tra un vestito d’epoca, una battuta e una risata causata dalle tragicomiche Ortensia (Barbara Cinquatti) e Dejanira (Maria Elvira Rao) si dimenticano i problemi quotidiani e si viene catapultati nel loro mondo. Il fine ultimo di Carlo Goldoni era proprio questo: far sì che si abbandonino le improvvisazioni in favore di uno spettacolo più “organizzato”, più verosimile che rispecchi i vizi e le virtù umane e che, in una certa maniera, riesca ad istruire gli spettatori. Se ci sentiamo ancora parte di quel mondo, significa che per quanto se ne possa dire la Locandiera è ancora un testo estremamente attuale. Da qui l’idea della compagnia teatrale di lasciare il testo così com’è, di non forzare dei sottotesti che avrebbero potuto discostarsi dall’opera stessa e farne perdere così il significato originale. Si ottiene così una commedia cult che, dopo quindici anni di repliche, resta sempre giovane - grazie anche al contributo di due giovanissimi attori: Mattia Tarantino e Mario Barbato (i Germana Erba’s talent) - e attuale, pronta a portare sempre più persone a teatro... ed il sold out del Fenaroli di Lanciano lo conferma.

Mercani Luna

Istituto d’Istruzione Superiore De Titta-Fermi Lanciano (CH)

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