Tanto vale divertirsi
- Scritto da Lorenza Bomba e Veronica Spoltore
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Il 24 gennaio il teatro Fenaroli ha presentato lo spettacolo “Tanto vale divertirsi”, uno spettacolo che riesce in un’impresa difficile: parlare della Shoah e dell’orrore dei campi di concentramento attraverso il linguaggio della comicità, senza mai risultare irrispettoso o superficiale. L’opera prende ispirazione dalla storia reale degli artisti rinchiusi nel campo di transito di Westerbork, costretti a esibirsi per i gerarchi nazisti in cambio di qualche possibilità in più di sopravvivere. Gli attori Antonella Carone, Tony Marzolla e Loris Leoci riescono a esprimere il contrasto continuo tra leggerezza e tragedia. All’inizio la commedia sembra quasi surreale: battute veloci, atmosfere da avanspettacolo, numeri musicali e richiami al cabaret del Novecento si intrecciano con una versione grottesca dell’“Amleto”. Ma, scena dopo scena, emerge qualcosa di molto più oscuro e doloroso. Lo spettatore ride, ma sente anche crescere una tensione inquietante che rende il finale particolarmente potente. Dal punto di vista registico, lo spettacolo funziona bene perché non cade mai nella retorica. I tre interpreti hanno una presenza scenica molto affiatata e alternano comicità fisica, ironia e momenti di forte intensità emotiva con naturalezza. Anche la componente musicale e visiva contribuisce a creare un’atmosfera sospesa tra sogno, varietà e incubo. Uno degli aspetti più interessanti è proprio il messaggio: la risata non viene usata per sminuire il dolore, ma come forma di resistenza umana. È uno spettacolo che fa riflettere sul ruolo dell’arte nei momenti più drammatici della storia e sul bisogno, quasi disperato, di continuare a essere umani anche davanti alle barbarie. Dunque, “Tanto vale divertirsi” è una di quelle opere che riescono a intrattenere e, allo stesso tempo, a lasciare qualcosa dentro anche dopo il sipario finale. Lorenza Bomba e Veronica Spoltore, liceo classico 5E