Fenaroli
di Leonardo Sciascia
adattamento teatrale di Matteo Collura
Regia di Fabrizio Catalano Sciascia e Maurizio Marchetti
con Paolo Ferrari, Giuseppe Pambieri
APAS PRODUZIONI – E.A.R. Teatro di Messina A.T.D.C.
Biglietti in vendita presso il botteghino del teatro aperto nei giorni 5, 7, 8 e 9 gennaio 2009 (16.30-19.30) e online.
Il potere è altrove. Con questa affermazione – secca, lapidaria – Leonardo Sciascia chiuse, nel lontano 1983, la propria esperienza parlamentare. In poco meno di quattro anni, aveva potuto constatare che le decisioni più importanti, per il Paese e per i suoi cittadini, venivano solo formalmente prese alla Camera dei Deputati o nel Senato della Repubblica. Altrove, lontano da quelli che vengono considerati i luoghi in cui si amministra il potere, forze occulte, nascoste, impalpabili segnavano e segnano – allora come ora – il destino dellItalia.
Atroce realtà, che Sciascia aveva già intuito, in uno dei suoi romanzi più famosi, scritto quasi dieci anni prima: Todo modo. Unimpietosa denuncia dei mali che affliggono la società italiana, e non solo: la corruzione, la schizofrenia del potere e, ancor di più, una dilagante, inarrestabile mancanza di idee. Un libro profetico, dunque, illuminante: che adesso sta per diventare uno spettacolo teatrale. Che, fedele alla poetica sciasciana, ribalta le regole del poliziesco. Nel poliziesco tradizionale, infatti, il crimine giunge a rompere lequilibrio di una società perfetta; solo attraverso la scoperta e la punizione del colpevole la ferita, nel tessuto sociale, si rimargina: e tutto torna come prima, come se nulla fosse accaduto. Nelle opere di Sciascia, invece, la società è tuttaltro che perfetta, ed il delitto è come un vaso di Pandora: dal quale fuoriesce lingiustizia che permea le nostre società. Il crimine appartiene alluomo e alla società malata che luomo ha creato. Perciò, spesso, è impossibile individuare il colpevole, i colpevoli. Simenon diceva che esistono solo vittime e non colpevoli; Sciascia sembra quasi ribaltare questa affermazione: tutti potrebbero essere colpevoli. In Todo modo, per esempio, alcuni tra i più importanti uomini politici, industriali, rappresentanti del clero, riuniti in un luogo misterioso – lEremo di Zafer – per praticare gli esercizi spirituali, vengono assassinati da una mano misteriosa. Uno dopo laltro. Ne nasce uninchiesta intricatissima, in cui rimangono invischiati il Procuratore Scalambri ed un famoso pittore, Diego Rogas, capitato per caso nellEremo di Zafer. Uninchiesta irta di ostacoli, che rischierebbe di far saltare i meccanismi del potere. Ma, contro Rogas e il Procuratore, si erge non solo il muro di omertà degli ospiti delleremo, ma soprattutto la personalità, al tempo tesso terribile ed affascinate, di Don Gaetano. In apparenza, semplicemente un gesuita, che ha organizzato gli esercizi spirituali; in verità, un personaggio assai complesso, un essere astuto, colto, cinico, dotato di unintelligenza superiore, che appartiene alla genia dei cattivi dei romanzi gotici, o a quella degli antieroi della letteratura russa, dal Grande Inquisitore di Dostoevskij al Demone di Lermontov. Nel corso dello spettacolo, dunque, mentre gli eventi si susseguono a ritmo incalzante, quasi come nei romanzi di Agatha Christie, i protagonisti – uomini con idee e visione del mondo totalmente differenti – si scontrano e si confrontano. Cosè giusto, e cosa non lo è? A cosa deve aspirare, in cose deve credere un individuo, una società, lumanità? Tutte domande che ci tormentano e a cui, da millenni, noi e i nostri simili cerchiamo invano una risposta
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