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Tanto vale divertirsi

Il 24 gennaio, nell'ambito del progetto "Laboratorio di teatro" organizzato dall'assessorato alla cultura del comune di Lanciano, abbiamo avuto l'opportunità di assistere allo spettacolo "TANTO VALE DIVERTIRSI" presso il teatro Fedele Fenaroli, diretto da Damiano di Nirchio.
Ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, la pièce mette in scena il dramma degli internati del campo di transito di Westerbork costretti ogni sera ad assistere a spettacoli di commedia.
Quest'ultimi, sono messi in scena dagli stessi internati al fine di divertire SS e gerarchi nazisti esibendosi in un "cabaret crudele" per i loro stessi carnefici, con la possibilità di sopravvivere per una settimana ancora, solamente se si riusciva a divertire il "pubblico".
Spettacolo basato su fonti storiche, fatti realmente accaduti e documentati da Antonella Ottai nel libro "Ridere rende liberi", il regista, così come gli attori, hanno scelto di raccontarci ciò che accadeva prima di ogni spettacolo con una nuova chiave di lettura: rivoluzionare il linguaggio.
L'intervista alla quale abbiamo preso parte ha suscitato in noi una curiosità non indifferente nel vedere come un tema così discusso e messo in scena molteplici volte, possa essere comico ma allo stesso tempo tragico.
Dietro il palcoscenico c'è indubbiamente un enorme lavoro ma, c'è da dire, che se non avessimo partecipato all'intervista non avremmo potuto cogliere in maniera chiara e scorrevole ciò di cui si stava parlando.
A partire dal fulcro vero e proprio dello spettacolo: la messa in scena dell'Amleto. Tutto girava sul "To be or not to be", su come prepararsi al meglio al fine di riuscire nel proprio intento e su parti cantate poi accompagnate da una scena di sezione pantomimica, trascurando il vero senso di essere un internato: quel dolore fisico e mentale che viene accennato in poche occasioni, gli spari, i rumori di sottofondo senza sapere cosa stesse succedendo in quel preciso istante, cosa accadeva davvero all'interno di questi spettacoli.
Ci saremmo aspettati di conoscere e avere una nuova visione della Shoah immedesimandoci maggiormente nel pubblico facendo finta di essere internati o magari di una comicità più improntata sul black humor e sull’ english humor.

Alessandra Benedetti e Giulio Natale 4B Liceo Linguistico IIS De Titta-Fermi.

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