Recensione: Il Padrone
- Scritto da Mercani Luna
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Recensione: Il Padrone
Il Padrone (conosciuto anche come L’Ebreo) è una delle commedie più celebri di Gianni Clementi, sceneggiatore romano classe ‘56. La commedia, il cui titolo completo è “Il Padrone, ovvero come difendere tragicomicamente ciò che ci appartiene, o pensiamo ci appartenga”, è ambientata negli anni ‘50. In questi anni, a causa delle leggi razziali emanate nel 1938, si diffuse tra gli ebrei la pratica di intestare i propri beni a dei prestanome, al fine di preservarli da eventuali confische, e di riprenderne possesso solo in tempi più tranquilli. E così dall’oggi al domani, Immacolata e Marcello Consalvi, i protagonisti dell’opera, da poveri cittadini romani si ritrovano intestati quattro appartamenti e due negozi del loro padrone. Egli, essendo ebreo, viene catturato e deportato all’estero. Inizia il periodo più bello della vita dei due coniugi: diventano ricchi, non hanno più problemi per arrivare a fine mese e ostentano il lusso in tutti i modi possibili, da un matrimonio della figlia talmente sfarzoso da sembrare kitsch, all’avere un numero spropositato di abiti costosi. Dopo anni di vita agiata arriva la fine della guerra ed inizia l’attesa dei due coniugi del padrone. In questa commedia si mettono in luce due aspetti: il primo è quello di Marcello Consalvi, il quale ricordandosi della sua vita prima di questo “fortunoso avvenimento” resta umile e continua ad avere gli stessi rapporti con i suoi amici e conoscenti, e sarebbe disposto a ridare tutto indietro al padrone (sperando anche che egli, nella sua magnanimità, gli avrebbe lasciato almeno un appartamento); il secondo è quello di Immacolata, la quale ormai si sente signora e lei “serva non ci vuole tornare”. Ella infatti tratta da superiore anche il suo stesso ex-fidanzatino, un idraulico che non ritiene più al suo stesso livello. Immacolata è colei che mette in moto la commedia: i possedimenti non si ridanno indietro, oramai i padroni sono loro. Da qui inizia un turbinio tragicomico: dal nascondersi in casa per evitare il padrone che bussa alla porta, all’ordire l’omicidio di quest’ultimo; dal corrompere l’idraulico, al convincere (con un escamotage) il Sig. Consalvi che quello che stanno facendo è totalmente giusto. Da questa ridda di azioni e pensieri, in cui la coscienza dei personaggi fa a nascondino con la loro avidità ne esce una riflessione morale lasciata agli spettatori: Voi cosa avreste fatto al loro posto? E tra ipocrisia e un velo di inquietudine il pubblico ne esce con quell’immagine di Immacolata e Marcello tappati in casa, al buio come due ladri all’interno del loro stesso salotto, impressa nella mente. Pensando a questa commedia che unisce tragedia e thriller, una storia in fondo verosimili di due ricchi che hanno tutto, ma forse non tanto ricchi da potersi permettere anche una morale. Una pièce ben riuscita, anche grazie alla regia di Pierluigi Iorio e al cast: Fabio Bussotti, Claudio Mazzenga e Nancy Brilli, la quale riesce a mettere in scena la sfacciatezza e la crudeltà di un’Immacolata, che tutto è fuorché esente da ogni traccia di peccato o colpa.
Mercani Luna Istituto d’Istruzione Superiore De Titta-Fermi Lanciano (CH)