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Il padrone

COMMENTO DEL OPERA TEATRALE IL PADRONE

L’opera teatrale “Il Padrone” scritta da Gianni Clementi e ambientata nel 1956, mostra perfettamente la situazione che è venuta a formarsi a seguito delle leggi razziali entrate in Italia in vigore nel 1938. Gli ebrei non potevano possedere alcun bene allora erano soliti intestarli a nome dei loro amici più fidati, e questa è la “fortuna” che accade anche ai signori Consalvi. La coppia, dopo aver scoperto che il loro amico ebreo è sparito ed è probabilmente deceduto, passano da una vita vissuta come badanti e aiutanti domestici a una fatta di sfarzo e lusso. La loro fortuna tuttavia termina ben presto, quando a fare ritorno nella sua abitazione è il padrone. La commedia, che all’inizio si dimostra sagacemente ironica, con il passare del tempo si tramuta in un Noir tragico,quasi disturbante, con un finale scioccante e inaspettato. L’opera, messa in scena in un unico ambiente, quello di un comune soggiorno domestico, con il passare del tempo si avvince sempre di più dell’attenzione dello spettatore, sino a renderlo parte della storia. Al termine dello spettacolo l’osservatore sente non solo di aver partecipato a quella storia, ma di averla vissuta personalmente, uscendo dal teatro con un’esperienza in più e soprattutto delle riflessioni che si porta dietro per più tempo. L’opera in sé descrive oltre quali confini l’avarizia e la bramosia umana può spingere anche le menti più pure, rendendo impossibile fuggire da queste e giungendo a dei gradi sempre più ossessivi. Consiglio la visione non solo a coloro che ne sono incuriositi per il contesto storico, ma anche e soprattutto a chi ama essere messo alla prova dal teatro e desidera essere stupito.

Beatrice Di Zillo (Liceo scientifico Galileo Galilei 3B)

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