La Locandiera
- Scritto da studentesse della IV A scienze umane del De Titta-Fermi
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Il palcoscenico del Teatro Fenaroli ha ospitato un’edizione magistrale de La Locandiera di Carlo Goldoni, firmata dalla regia di Enrico Fasella e prodotta da Torino Spettacoli. Non si è trattato di una semplice replica, ma di un’operazione culturale capace di rendere vivida e pienamente attuale una commedia scritta nel 1752, che ci ha permesso di riflettere profondamente sulle dinamiche sociali, attualizzandole.
Al centro della scena, Miram Mesturino ha offerto un’interpretazione di Mirandolina carica di molteplici sfumature. La sua "locandiera" non è solo un personaggio di finzione, ma il simbolo di un’emancipazione femminile che parla direttamente alla realtà di tutti i giorni. La regia ha saputo esaltare i contrasti tra i pretendenti: il Conte e il Marchese con la rappresentazione di una nobiltà in declino, sospesa tra l'ostentazione del denaro e quella del titolo. Il misogino, il Cavaliere di Ripafratta, che diventa il fulcro comico e psicologico dell'opera, e Fabrizio, Il porto sicuro, che incarna la concretezza del ceto borghese nascente.
Attraverso le scelte scenografiche e la recitazione siamo stati guidati in un confronto continuo, tra la nostra società e quella del Settecento che non è poi così differente, come se quest’ opera sia stata tradotta con un linguaggio universale.
È stata una serata che ha confermato come i classici, talvolta, non invecchino mai, ma continuano a offrirci specchi in cui guardare la nostra stessa realtà.