Recensione: Uno nessuno e centomila
- Scritto da Mercani Luna
- Pubblicato in Recensioni degli spettatori
- Letto 32 volte
- dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font
- Stampa
Uno nessuno e centomila, il capolavoro di Pirandello torna nelle sale richiamando centinaia di spettatori. Ennesimo grande successo al teatro Fedele Fenaroli, ennesimo sold out. Sin dall’inizio dell’opera ci troviamo catapultati nella vita di Vitangelo Moscarda - 28enne, ricco ereditiere, sposato con Dida. Egli sembra vivere una vita normale, quieta, che nessuno sarebbe mai stato in grado di sconvolgere. Eppure ciò accade e l’evento scatenante è... il naso che pende verso destra. Questo piccolo difetto - insieme ad altri come le sopracciglia, le gambe, il mignolo, che la moglie gli fa notare - generano in lui una vera e propria crisi d'identità che lo porterà a sconvolgere totalmente le sorti della sua vita. Qui inizia un turbinio di eventi, di scene che fanno la spola tra i pensieri di Vitangelo e le azioni che egli effettivamente compie. Una piccola imperfezione riesce nell’impresa di destare lo svogliato Vitangelo, il quale vive all’ombra del padre (figura volitiva e concreta che ha costruito da solo la propria fortuna), per condurlo a una riflessione puramente filosofica: capire che nel corpo di Moscarda vivono contemporaneamente uno, nessuno e centomila Vitangelo. Così si rende conto che tutte le persone che gli erano attorno non lo stimavano davvero: la moglie Dida non ha mai amato altro se non la sua ricchezza; i suoi soci-collaboratori e amici Firbo e Quantorzo hanno sempre sfruttato Vitangelo per perseguire i loro interessi personali e infine il resto del paese ha sempre pensato che lui, come il padre, non fosse altro che un usuraio. Proprio quest’ultimo epiteto spingerà il protagonista a compiere un’azione eclatante: quella di donare una delle proprietà ereditate a Marco di Dio e sua moglie, degli "straccioni". Nella seconda parte dello spettacolo si vede come cambia l’idea che la società ha di lui: da “usuraio” a “pazzo”, tanto da spingere la moglie e i soci a volerlo chiudere in un manicomio. L’unica persona su cui può ancora contare è Anna Rosa, vecchia amica di sua moglie, la quale cerca di aiutarlo in questa delicata situazione. Anche qui gli eventi diventano sempre più complessi tra rivoltelle, colpi di arma da fuoco e sentenze prosciolte. Forse in questo caos lo spettatore aspetta di riuscire a riavvolgere il filo della storia per giungere finalmente ad un epilogo ma ciò non succede. Così come ci siamo trovati improvvisamente in un giorno qualunque della vita di un giovane uomo, lo lasciamo senza sapere effettivamente come si risolverà il suo avvenire. Ma in tutto ciò qualcosa è cambiato e Moscarda diventa il mezzo che Pirandello usa per spiegare ai suoi contemporanei, e ancora di più a noi “posteri”, come le nostre vite non siano un qualcosa di oggettivo, come la nostra immagine cambia non solo in base a come noi ci comportiamo, ma anche (e soprattutto) in base alla veste che gli altri ci cuciono addosso. Allo stesso modo con cui Vitangelo si spoglia, letteralmente, dalla sua maschera di Gengè (il burattino al quale lo riduce sua moglie Dida), Pirandello cerca di spingere anche noi a riflettere su chi siamo veramente, quando nessuno ci guarda e siamo soli con noi stessi. La visione della regia di Nicasio Anzelmo è quella di non lasciare al solo personaggio di Vitangelo (Primo Reggiani) l’onere di rappresentare il dramma psicologico, ma di alleggerire la pièce rendendola più dinamica grazie ai personaggi interpretati da Francesca Valtorta (Dida), Jane Alexander (Anna Rosa), Fabrizio Bordignon e Enrico Ottaviano (Firbo e Quantorzo). La vera chicca è però la scenografia: innovativa e accattivante è il luogo ideale in cui accompagnare il viaggio tra i continui dubbi di un Vitangelo un po’ “macchinoso”. Alla fine ne risulta un’opera piacevole, una “sfida vinta” (come viene definita dagli stessi attori) che ci spinge a cercare noi stessi in questa vertigine psicologica che contagia anche lo spettatore.
Mercani Luna Istituto d’Istruzione Superiore De Titta-Fermi Lanciano (CH)